
Come è nato Folk?
Alberto Giordano
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Otto anni fa, nel 2018, siamo partiti per la Mongolia insieme a un gruppo di amici. Era la nostra prima avventura di questo tipo e non sapevamo bene cosa aspettarci.
Ad Arvaiheer siamo stati ospiti dei Missionari della Consolata, che in quel paese di provincia in mezzo alla steppa stanno dal 2003. Tengono aperti un doposcuola e un asilo dentro una ger.
Abbiamo passato quei giorni con la comunità, dando una mano dove serviva. Non c’era un programma da rispettare. C’era da capire dove potevamo essere utili, e accettare che a volte la risposta fosse semplicemente stare, senza cercare un ruolo.
È stata quella parte a rendere il viaggio diverso da tutti gli altri che avevamo fatto. Non i paesaggi, che pure erano tutto quello che avevamo immaginato: la differenza l’ha fatta l’essere stati ospiti di qualcuno, invece che spettatori di qualcosa.
Da lì è arrivata la domanda che non ci ha più lasciati. Si può viaggiare così anche senza che sia un caso? Non turismo, non volontariato: il tempo di conoscere un posto attraverso le persone che ci vivono, e poi attraversarlo con quegli occhi lì.
Negli anni ogni viaggio e ogni incontro ce lo hanno confermato, e non abbiamo mai smesso di chiederci che senso avesse, per noi, rimetterci in cammino.
Folk nasce da qui. Adesso vogliamo condividere questo modo di viaggiare anche con voi.
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