
Mongolia
Il silenzio del Gobi
Perché questo viaggio?
Questo viaggio è fatto di due parti molto diverse tra loro. La prima settimana si sta ad Arvaiheer, una città di provincia in mezzo alla steppa, dove i Missionari della Consolata tengono aperti un doposcuola e un asilo dentro una ger: si passa il tempo con i bambini e le bambine che li frequentano, e si mangia con chi in missione ci vive tutto l’anno.
La seconda si scende verso sud, dove il verde finisce e comincia il deserto: le dune di Khongoryn Els, le scogliere rosse di Bayanzag, una gola dove il ghiaccio resiste fino a luglio. Tra una tappa e l’altra ci sono ore di sterrata e nessun campo, e il silenzio smette di essere un modo di dire.
Il progetto

Ad Arvaiheer sosteniamo le attività dei Missionari della Consolata, presenti in città dal 2003, che si impegnano nell’accesso all’istruzione e ai servizi di base gestendo un doposcuola, un asilo ospitato dentro una ger per i bambini dai due ai cinque anni, delle docce pubbliche e un laboratorio di artigianato per le donne del posto, e finanziando le borse di studio che accompagnano gli studenti e le studentesse anche quando il gruppo è ripartito. Le giornate trascorrono dedicando il tempo ai bambini e alle bambine del doposcuola: non solo seguendoli nei compiti o giocando con loro, ma anche chiacchierando e lasciandosi raccontare com’è crescere qui, dando spazio allo scambio guidato dalla curiosità. All’occorrenza ci si mette a disposizione anche della maestra dell’asilo e delle donne del laboratorio di artigianato, affiancandole nelle attività di tutti i giorni. Arvaiheer è uno spazio che si può vivere in modo molto diverso, dai piccoli lavori di manutenzione alle camminate dove la città finisce e comincia la steppa. La missione lavora in dialogo con il mondo buddhista e con le autorità locali, e a nessuno viene chiesto in cosa crede. La tipologia di attività viene adattata a seconda del periodo dell’anno e della tipologia del gruppo di volontari, contattaci per avere maggiori informazioni.
L'itinerario
Si parte da Arvaiheer verso Kharkhorum, 140 km più a nord, l’antica capitale dell’impero mongolo nella valle dell’Orkhon, patrimonio UNESCO: restano il monastero di Erdene Zuu, del 1586, con i suoi 108 stupa bianchi, e un museo piccolo e fatto bene. Poi si scende verso sud e il verde lascia il posto al deserto, passando dalle rovine del monastero di Ongi sul fiume, dalle scogliere rosse di Bayanzag, dove sono state trovate le prime uova di dinosauro al mondo, e dalle dune di Khongoryn Els, alte fino a 300 metri, che si raggiungono a dorso di cammello e si salgono in circa un’ora di fatica.
Restano poi Yolyn Am, una gola dove il ghiaccio resiste anche a luglio, e le scogliere colorate di Tsagaan Suvarga, prima di risalire verso Ulaanbaatar con 420 km nell’ultimo giorno di strada. Tra una tappa e l’altra si fanno dalle tre alle sei ore di sterrata al giorno, spesso senza campo: nel Gobi buona parte del viaggio è la strada stessa.
Passaporti e visti
Per i cittadini italiani non serve il visto: l’esenzione turistica copre i soggiorni fino a 30 giorni ed è confermata fino al 31 dicembre 2026. Serve un passaporto con almeno sei mesi di validità residua. Le regole d’ingresso cambiano spesso e senza preavviso, quindi conviene controllare sempre prima di partire su Viaggiare Sicuri o sul sito dell’ambasciata, oppure scriverci.
Assicurazione
L’assicurazione di viaggio è inclusa nel prezzo e copre anche la cancellazione fino a 30 giorni prima della partenza. Consigliamo di aggiungerne una sanitaria, che copra spese mediche, evacuazione e rimpatrio: quella resta a carico di chi parte, e nel Gobi conta parecchio, visto che per giorni non c’è campo né un ospedale vicino. Prima della partenza spieghiamo nel dettaglio che cosa dovrebbe coprire.





